Ogni cittadino europeo getta in media 11 kg di capi d’abbigliamento e scarpe ogni anno!

La UE vuole mettere in discussione alcune pratiche del comparto moda. Anche in Italia vediamo un gran numero di negozi di abbigliamento, per lo più afferenti a catene. I nostri centri commerciali ne sono pieni. E sappiamo anche come queste realtà siano redditizie per l’abitudine di alcuni di fare acquisti anche solo come passatempo o per avere sempre capi nuovi da indossare anche solo poche volte. Poi questi capi vengono gettati pur essendo ancora utilizzabili.

Abbiamo già parlato di come l’abbigliamento sia un settore dell’industria molto inquinante, come sempre non si può generalizzare, esistono delle realtà virtuose. Finalmente la politica europea ha deciso di intervenire e di regolamentare la filiera rendendo le aziende responsabili dei capi fino a fine vita. Un po’ come è avvenuto per le batterie auto (ne abbiamo parlato pochi gg fa). Quindi normare il settore affinchè le aziende progettino i capi per: […]

  • includere requisiti di progettazione ecocompatibile per i tessili
  • rendere le informazioni più chiare
  • creare un passaporto digitale dei prodotti e un regime obbligatorio di responsabilità estesa del produttore dell’Ue
  • contrastare il rilascio involontario di microplastiche dai tessuti
  • garantire l’accuratezza delle dichiarazioni ecologiche
  • promuovere modelli di business circolari, compresi i servizi di riutilizzo e riparazione […]
LA MODA SIA SOSTENIBILE – VIKTOR DRACHEV + GETTY IMAGES

È sempre più chiaro che, così come le persone, anche l’economia e l’industria devono farsi carico del proprio impatto ambientale, smettendo di seguire solo il maggior profitto ma il miglior profitto. E a stabilire quale che sia il miglior profitto devono essere anche i cittadini, tramite le istituzioni.

Dobbiamo ricordare anche noi che gli abiti low cost spesso hanno un rovescio della medaglia!

Il nuovo pacchetto di proposte per l’economia circolare dell’Ue comprende anche misure per contrastare la fast fashion che si vuole eliminare entro il 2030, rendendo i tessuti con cui sono realizzati vestiti, scarpe e accessori più durevoli e riciclabili

La Commissione europea ha recentemente presentato un pacchetto di proposte per rendere i prodotti più sostenibili e promuovere modelli di economia circolare. Un discorso che non può che coinvolgere anche la fast fashion, la moda usa e getta che l’Europa vuole contrastare ed eliminare entro il 2030 a favore di un abbigliamento più durevole e sostenibile.

Tra le nuove proposte comprese nel pacchetto “economia circolare”, non a caso, vi è proprio una nuova strategia che intende rendere i tessuti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili.

Come ha dichiarato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea responsabile del Green Deal dell’UE:

I prodotti che utilizziamo ogni giorno devono durare. Se i prodotti si rompono, dovremmo essere in grado di ripararli. (…) I vestiti che indossiamo dovrebbero durare più di tre lavaggi e dovrebbero anche essere riciclabili.

L’impatto ambientale della fast fashion

L’impatto ambientale di ciò che indossiamo ogni giorno è ancora troppo sottovalutato. Tutti noi dovremmo invece sapere che il consumo di tessili in Europa ha il quarto maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, dopo cibo, alloggi e mobilità. 

Il settore della moda è anche la terza area di consumo di acqua e suolo e la quinta per uso di materie prime.

Si capisce allora quanto sia importante e urgente che l’Europa riesca davvero a rendere il più possibile i tessuti sostenibili e circolari entro il 2030, come già è in programma.

Gli obiettivi fondamentali prefissati sono: rendere i vestiti, le scarpe e gli accessori che usiamo ogni giorno non solo longevi e realizzati il ​​più possibile con fibre riciclate ma anche privi di sostanze pericolose e prodotti nel completo rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente.

Un discorso che, inevitabilmente, coinvolge in primis i produttori che, secondo la Commissione Ue:

devono assumersi la responsabilità dei loro prodotti lungo la catena del valore, anche quando diventano rifiuti. In questo modo, l’ecosistema tessile circolare sarà fiorente e sarà guidato da capacità sufficienti per un riciclaggio innovativo da fibra a fibra, mentre l’incenerimento e il conferimento in discarica dei tessuti devono essere ridotti al minimo.

Dimentichiamo infatti spesso un aspetto tra i più tristi della fast fashion, ossia che vestiti ed accessori finiscono presto in discarica e devono essere smaltiti, con tutto ciò che questo comporta in termini ambientali. Considerate che in media ogni cittadino europeo butta via 11 kg di vestiti, scarpe e altri prodotti in tessuto ogni anno! 

Per contrastare questo problema enorme, l’Ue propone adesso che le grandi aziende rivelino quante scorte invendute inviano in discarica, come parte di un piano ad ampio raggio per bloccare la cultura dell’usa e getta.

Le proposte Ue per rendere la moda più sostenibile

L’obiettivo ambizioso su cui si sta lavorando l’Ue, ovvero quello di rendere “fuori moda” la fast fashion si basa su alcune proposte, presentate già in Commissione Europea.

Si tratta di:

– includere requisiti di progettazione ecocompatibile per i tessili

– rendere le informazioni più chiare

– creare un passaporto digitale dei prodotti e un regime obbligatorio di responsabilità estesa del produttore dell’Ue

– contrastare il rilascio involontario di microplastiche dai tessuti

– garantire l’accuratezza delle dichiarazioni ecologiche

– promuovere modelli di business circolari, compresi i servizi di riutilizzo e riparazione

Come già detto, l’obiettivo principale è rendere i vestiti che indossiamo più durevoli e sostenibili. Potrebbe essere chiesto ai produttori, ad esempio, di utilizzare una certa quantità di contenuto riciclato nei loro prodotti o di limitare l’uso di materiali che sono poi difficili da riciclare.

La strategia prevede inoltre di invitare le aziende ad assumersi la responsabilità e di agire per ridurre al minimo la propria impronta di carbonio e ambientale. Gli Stati membri, dal canto loro, dovranno adottare misure fiscali favorevoli per il settore del riutilizzo e della riparazione.  

Se le proposte entreranno effettivamente in vigore, potrebbero avere un grande impatto in tutto il mondo, considerando che quasi tre quarti dei capi di abbigliamento e tessili per la casa venduti nell’Ue sono importati da altri Paesi.

Francesca Biagioli su greenme

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Scritto da Ernesto Martin