Sembra una notizia priva di senso, in realtà è proprio così. Fortunatamente si è riusciti a pompare fuori dall’imbarcazione 3000 tonnellate di petrolio, su un totale di 4000 tonnellate. Il resto purtroppo è finito in mare.

L’Intera comunità sta facendo quello che è in suo potere per raccogliere quelle 1000 tonnellate finite in mare. Donando i propri capelli, i volontari costruiscono dei sistemi di filtraggio in tempi brevissimi e contenendo i costi. Infilano i propri capelli all’interno di calze in nylon per ottenere degli elementi assorbenti.

La vista dall’alto mostra la gravissima situazione – foto Repubblica.it

Pravind Jugnauth, primo ministro delle Mauritius, ha annunciato che quasi tutto il petrolio a bordo della nave incagliata a Pointe d’Esny è stato pompato fuori dall’imbarcazione. Oltre 3000 delle 4000 tonnellate di carburante sono state recuperate e trasferite su un’altra imbarcazione.

Nel frattempo l’intera comunità sta collaborando per rimuovere circa 1000 tonnellate di petrolio riversate nelle acque nei giorni scorsi e i cittadini stanno donando i propri capelli per costruire sistemi assorbenti in mancanza di altre risorse subito disponibili.

“L’intera isola è sotto shock. Non saremo mai in grado di riprenderci da questo danno. Ma quello che possiamo fare è cercare di mitigare il più possibile la situazione.
La società civile sta intervenendo al posto dello stato nel tentativo di affrontare il problema”, ha dichiarato Sunil Dowarkasing, consulente ambientale ed ex parlamentare.

Alla fine di luglio la nave giapponese si era incagliata nella barriera corallina. Qualche settimane dopo, a causa delle forti onde, si è creata una crepa dalla quale in pochi giorni sono fuoriuscite mille tonnellate del carburante a bordo.

Un disastro ambientale senza precedenti in un ecosistema tanto delicato e prezioso, noto santuario per la fauna selvatica, che ospita specie anche rare.

Migliaia di cittadini hanno lavorato senza sosta al fianco del personale specializzato, rischiando la loro salute e sanzioni per ripulire il mare dall’enorme marea nera e per evitare che la situazione precipitasse. In molti hanno donato anche i loro capelli che, infilati in calze di nylon , hanno creato boma protettivi e assorbenti.

Si temeva infatti che a causa delle condizioni agitate del mare, la nave si sarebbe spezzata in due riversando nelle acque limpide dell’oceano tutto il petrolio a bordo e peggiorando un quadro già drammatico.

Il lavoro per ripristinare l’area è ancora moltissimo ma ora che il petrolio è stato pompato fuori dalla nave, non dovrebbero verificarsi ulteriori fuoriuscite.

Oltre alle conseguenze sull’ambiente, le ripercussioni economiche di questo disastro potrebbero essere devastanti: è in corso una raccolta fondi, Save Nauritius Reef,  per aiutare l’Isola in questo momento davvero difficile.

greenme.it

Scritto da Ernesto Martin