Spesso sentiamo parlare di nuove tecnologie e ci spaventiamo, in questo caso il Machine Learning (traducibile in: apprendimento automatico) ci aiuta in un compito molto difficile, riconoscere le diverse plastiche.

Andiamo con ordine: ogni tipo di manufatto in plastica è composto di una particolare materia plastica (ne abbiamo già parlato qui) e anche quando le gettiamo nel contenitore per la raccolta della plastica non sempre facciamo bene: dovremmo verificare che sia una plastica riciclabile e che vada effettivamente in quel contenitore.

Molti di noi hanno imparato a farlo da molti anni, ma non è così per tutti e non è così ovunque.

Una triste testimonianza di ciò che accade nel mondo. Fonte: Rinnovabili.it

Avete presente le tante, troppe, immagini che raffigurano persone, spesso bambini, che vivono tra i rifiuti? In alcuni casi quelle persone passano la vita a smistare i vari materiali con le conseguenze che si possono immaginare.

Per fortuna esistono tecnologie che permettono di fare questo lavoro senza impiegare esseri umani, o almeno di farlo in condizioni accettabili. Gli impianti di smistamento dei rifiuti prevedono dei percorsi lungo dei nastri trasportatori. Lungo questo tragitto delle speciali fotocamere riescono a riconoscere ormai 12 tipi diversi di plastica. È così complicato programmare questi sistemi che, chi li studia e progetta, è ricorso al Machine Learning per farlo.

Quindi abbiamo delle telecamere capaci di osservare la materia di cui sono composti gli oggetti. Queste mandano i dati a dei computer che oltre a immagazzinarli, riescono anche a ‘ricordare’ le casistiche e a capire quando si ripropongono. Ottimo, no?

Un altro passo verso un riciclo più facile. Noi dobbiamo continuare lo stesso a fare la differenziata per poter ottimizzare gli impianti e cercare anzi di migliorare la situazione attuale, la plastica sparsa nel pianeta è un vero dramma. Dai, facciamo la differenza!

Rivoluzione nel riciclo: il machine learning ora distingue 12 tipi di plastica

Un gigantesco passo per iniziare sul serio il lungo viaggio verso il riciclo e l’utilizzo del 100% dei rifiuti di plastica.

Il processo di riciclo della plastica è più complesso di quello che potrebbe sembrare.

Nonostante il pensiero comune, la plastica non può essere definita come un semplice “materiale”. Al suo interno si trovano polimeri diversi, a cui vengono aggiunti composti chimici, fibre e pigmenti.

L’insieme di tutti questi elementi, rende abbastanza complessa la separazione della plastica e l’individuazione della tipologia di appartenenza.

Per facilitare l’intero processo, alcuni ricercatori del Dipartimento di ingegneria chimica e biologica dell’Università di Aarhus, sono riusciti a sviluppare un sistema di fotocamere.

Le fotocamere, riuscirebbero a “vedere” la differenza tra ben 12 tipi diversi di plastica (PE, PP, PET, PS , PVC, PVDF, POM, PEEK, ABS, PMMA, PC e PA12), trasformando completamente il riciclo.

Il riciclo incontra l’Intelligenza Artificiale

Lo studio dell’Università di Aarhus è stato pubblicato sulla rivista Vibrational Spectroscopy. Il professor Mogens Hinge, il direttore del progetto, ha spiegato quali sono le potenzialità del nuovo sistema di telecamere.

Con questa tecnologia, ora possiamo vedere la differenza tra tutti i tipi di plastica di consumo e diverse plastiche ad alte prestazioni. Possiamo persino vedere la differenza tra le materie plastiche che sono costituite dagli stessi mattoni chimici, ma che sono strutturate in modo leggermente diverso.

Queste le sue parole, che ci fanno pensare ad un netto miglioramento nel processo di riciclo della plastica. La tecnologia studiata è stata già testata su scala pilota, e dovrebbe essere implementata presso PLASTIX e Dansk Affaldsminimering Aps nella primavera del 2022.

“Utilizziamo una telecamera iperspettrale nell’area degli infrarossi e l’apprendimento automatico per analizzare e classificare il tipo di plastica direttamente sul nastro trasportatore. La plastica può quindi essere separata in diversi tipi. È una svolta che avrà un enorme impatto sulla separazione della plastica”

Professor Mogens Hinge, direttore del progetto all’Università di Aarhus
Si fa presto a dire “riciclo della plastica”: ce ne sono tanti tipi, e la difficoltà aumenta.

Il riciclaggio della plastica

Attualmente, le materie plastiche sono separate utilizzando la tecnologia del vicino infrarosso (NIR); in alternativa, si sfrutta un test di densità (galleggianti/lavelli in acqua).

Entrambi i metodi sono in grado di separare alcune frazioni plastiche (es: PE, PP e PET), ma non hanno la stessa precisione della nuova tecnologia di riciclo del professor Mogens Hinge.Hans Axel Kristensen, CEO dell’azienda PLASTIX – che collabora al progetto – ha confermato i vantaggi del nuovo sistema ad infrarossi, affermando che:

“La tecnologia che abbiamo sviluppato in collaborazione con l’università è a dir poco una svolta per la nostra capacità di riciclo della plastica. Non vediamo l’ora di installare la tecnologia nella nostra sala di lavorazione e di iniziare sul serio il lungo viaggio verso l’utilizzo del 100% dei rifiuti di plastica.”

Attraverso la nuova tecnologia, potrebbe essere possibile differenziare efficacemente diversi tipi di plastica, aprendo la strada ad un sistema più sicuro e più attento alle necessità dell’ambiente.

Nell’industria convenzionale, la plastica deve essere pura almeno al 96% per tipo di polimero per poter essere riciclata. Il progetto dell’Università porterebbe questa percentuale ad abbassarsi in modo consistente.

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Scritto da Ernesto Martin