Iniziamo questo post esprimendo la nostra solidarietà a tutte le persone che stanno subendo questo dramma. Non vogliamo minimizzare lo scempio umanitario che si sta compiendo, ma portarne un altro in evidenza.

La guerra in corso tra Ucraina e Russia ha motivi diversi, non ultimi quelli economici. Non vogliamo uscire dall’ambito dei nostri soliti argomenti, ma scopriamo che per l’ecologia questa guerra è ancora più disastrosa di quanto lo è qualunque guerra. Certo, qualunque guerra porta immani disastri, ma L’Ucraina è un ricchissimo giacimento di molte risorse energetiche e non solo. L’Ucraina occupa il 13-simo posto nel mondo per la produzione del carbone ed è il quarto paese in Europa per riserve di gas e petrolio. I giacimenti di carbone prima p poi si esauriscono, quando questo accade non è sufficiente chiudere e andarsene, ma bisogna curare il sito minerario per molto tempo ancora.

Siamo tutti preoccupati per le centrali nucleari e per le conseguenze che possono avere degli incidenti in queste. Quello che sta accadendo nelle miniere di carbone potrebbero essere altrettanto devastante e per un lungo tempo a venire.

Miniere di carbone

La preoccupazione principale è per le vecchie miniere di carbone: quando un’estrazione viene chiusa non può essere semplicemente abbandonata, è necessario pompare continuamente fuori l’acqua per evitare che i bacini idrici vengano contaminati da metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico. La guerra limita o impedisce queste operazioni, ed è una cosa che avevamo visto accadere già prima dell’invasione in 35 siti diversi, perché ai separatisti filo-russi mancano volontà e risorse per farlo.

FERDINANDO COTUGNO per Domani

All’immane disastro che porta la guerra, si aggiunge anche questo. Già il carbone dovrebbe essere abbandonato per l’enorme contributo che dà la sua combustione alle emissioni nocive, invece sappiamo che in Europa e nel mondo si sta pensando di riaccendere le centrali che usano questo fossile, per avere una leva economica più favorevole. Ma non finisce qui, le vecchie miniere stanno perdendo la manutenzione necessaria per dedicarsi alla guerra.

La guerra porta solo disgrazie, vediamo tutti le immagini di città distrutte, persone in fuga e famiglie distrutte, si aggiunge anche questo disastro che può sembrare meno drammatico, ma che può portare morte e miseria per i decenni a venire. Ecco un estratto dell’articolo di Ferdinando Cotugno per Domani.

La guerra ha riacceso la luce sui disastri ecologici dimenticati del Donbass

LE MINIERE DI CARBONE DEL DONBASS

Il Donbass è la «miccia che ha scatenato l’incendio», come l’ha definita Dario Quintavalle su Domani, la regione orientale dell’Ucraina dove la Russia ha riconosciuto le repubbliche separatiste di Luhansk e Donetsk.

L’etimologia del nome Donbass è: bacino del carbone del Donetsk. L’area è stata uno degli epicentri minerari del mondo, con centinaia di estrazioni attive e inattive, una catastrofe ecologica in slow motion, in grado di contaminare acqua e suolo, sulla quale la guerra ha riacceso i riflettori e che rischia di avvelenare ancora di più.

Secondo un report della Banca mondiale, in Donbass ci sono 900 siti industriali, 40 fabbriche metallurgiche, 177 siti chimici ad alto rischio, 113 siti che usano materiali radioattivi, 248 miniere, 1.230 chilometri di tubature che trasportano gas, petrolio e ammoniaca, 10 miliardi di tonnellate di rifiuti industriali. Una polveriera che gli otto anni di conflitto, e questa invasione russa, rischiano di far detonare.

Il sito di giornalismo investigativo Bellingcat aveva sviluppato già nel 2017 una serie di mappe e risorse digitali che danno la misura del pericolo in corso ancora oggi.

In duecento anni di storia, nel Donbass sono state estratte 15 miliardi di tonnellate di fonti fossili di energia, principalmente carbone. Già prima della guerra il ministero ucraino dell’Ecologia e delle risorse naturali aveva contato un totale di 4.240 punti di pericolo ambientale, un catalogo che comprende perdite di metano, rischi di radiazioni, stabilità idrodinamica del suolo, dispersioni chimiche.

La preoccupazione principale è per le vecchie miniere di carbone..

La preoccupazione principale è per le vecchie miniere di carbone: quando un’estrazione viene chiusa non può essere semplicemente abbandonata, è necessario pompare continuamente fuori l’acqua per evitare che i bacini idrici vengano contaminati da metalli pesanti come piombo, mercurio, arsenico. La guerra limita o impedisce queste operazioni, ed è una cosa che avevamo visto accadere già prima dell’invasione in 35 siti diversi, perché ai separatisti filo-russi mancano volontà e risorse per farlo.

Le miniere sono state lasciate al loro destino, si sono allagate e stanno inquinando l’acqua usata per bere e irrigare. L’Istituto nazionale di studi strategici dell’Ucraina ha definito la contaminazione chimica una «minaccia imminente» per almeno 300mila persone, un civile su quattro lungo la linea di combattimento non ha più accesso a una fonte affidabile di acqua potabile. L’incidenza di infezioni gastrointestinali nei bambini è decine di volte più alta che nel resto del paese.

Nel 2018 l’allora ministro dell’Ecologia Ostap Semerak aveva addirittura parlato di una «seconda Chernobyl» nella miniera abbandonata di YunKom, che ha una storia particolare e molto pericolosa.

Era stata aperta da una società belga negli anni Dieci del Novecento ed era una delle più produttive nella storia dell’Urss. Alla fine degli anni Settanta qui erano stati condotti test nucleari sotterranei, che avevano lo scopo di ridurre le esplosioni causate da perdite di metano, diventate più frequenti man mano che l’estrazione scendeva di profondità. Le cariche da 0,3 kiloton avevano creato una sorta di camera sotterranea piena di radiazioni a 900 metri di profondità, una capsula radioattiva che per quarant’anni è stata pompata e tenuta asciutta, anche dopo che la miniera è stata chiusa. Poi è arrivata la guerra, nel 2018 i separatisti hanno abbandonato YunKom a se stessa e anche qui è arrivata l’acqua, la contaminazione ha il potenziale di rendere radioattiva quella che viene usata da milioni di persone e che arriva fino al mare di Azov. YunKom si trova a quaranta chilometri dalla città di Donetsk.

E poi ci sono le centrali nucleari a fare paura

E poi ci sono le centrali nucleari a fare paura. L’Ucraina è un paese dell’atomo, scrive il Bulletin of the Atomic Scientist. Metà dell’energia elettrica usata dagli ucraini arriva da quindici reattori nucleari.

Il paradosso del nucleare è che il suo uso pacifico ne fa anche uno strumento militare per le forze occupanti, è la tesi del libro Nuclear Power Plants as Weapons for the Enemy, scritto dall’ex membro dell’Ufficio di affari politico-militari del Dipartimento di stato americano Bennett Ramberg, ed è uno dei timori più spaventosi su questa invasione, che un’esplosione possa verificarsi, intenzionalmente o meno, in uno di questi reattori. Sono un’infrastruttura decisiva per il paese e il pericolo di un “incidente” in tempo di guerra è elevatissimo.

Infine c’è ovviamente Chernobyl, dove si è combattuto e dove le radiazioni hanno superato il livello di guardia, ma non c’è stato nessun danno alle strutture nucleari. Per ora. 

FERDINANDO COTUGNO per Domani
Scritto da Ernesto Martin