In epoca di pandemi si ricicla di più. Nella tragedia che stiamo vivendo segniamo un punto positivo, forse l’allentarsi della frenesia quotidiana ha permesso un aumento della sensibilità tra le persone. Quello che si evidenzia però è anche la carenza delle infrastrutture, servono nuove tecnologie per fare ancora meglio. Inoltre il calo degli scambi ha reso economicamente meno appetibili le materie riciclate e alcuni settori che prima le assorbivano, ora sono in crisi.

Servono nuove tecnologie, soprattutto per le plastiche miste

Covid, cresce l’industria del riciclo: è boom della plastica differenziata

La raccolta di imballaggi è in progresso del 7%, con un boom della plastica differenziata. L’emergenza sottolinea la carenza degli impianti per il trattamento

Covid, la raccolta differenziata batte la pandemia: +7% negli imballaggi 

Secondo il report 2020, “L’Italia del riciclo”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Fise Unicircular (l’Unione delle imprese di economia circolare), e riportato dal Sole 24 ore, la raccolta differenziata in Italia riesce a battere la pandemia. Nei primi mesi del 2020 mette a segno un +7% nella raccolta di imballaggi, con circa un +6% per quelli in vetro e plastica e un +10% per quelli in carta, cartone e +18% per acciaio mentre accusano una flessione superiore al 10% i conferimenti presso le isole ecologiche di rifiuti elettrici ed elettronici e del legno

Nel complesso il primo quadrimestre chiude con un +7% della raccolta imballaggi grazie a 1,6 milioni di tonnellate contro i 1,5 milioni dello stesso periodo del 2019. Il Consorzio nazionale imballaggi (Conal) per quest’anno, fa sapere il Sole 24 ore, prevede un aumento del 5% dei conferimenti per tutte le categorie con le sole eccezioni dell’alluminio, dovrebbe calare di un quinto, e del legno atteso in calo dell’8 per cento. Verranno così raccolte, secondo le previsioni Conai, quasi 5,3 milioni di tonnellate di imballaggi con un +5% rispetto ai 5 milioni dello scorso anno. Dal Sole 24 ore si apprende che il settore potrebbe beneficiare dei fondi Ue e del Recovery fund per rifinanziare la ricerca e l’innovazione, in particolare per il trattamento delle plastiche miste e di alcuni Raee, e per finanziare quell’innovazione volta a migliorare la riciclabilità dei prodotti. Un’altra via è aumentare l’impiego dei materiali riciclati al posto di quelli vergini. 

Covid, le carenze dell’impiantistica per i trattamenti 

Da una parte la raccolta nel complesso procede senza difficoltà, ma dall’altra si riscontrano difficoltà nell’utilizzo delle materie prime seconde. Dal report si evidenzia come la pandemia abbia ridotti gli sbocchi verso l’estero e un blocco della domanda, a causa delle restrizioni nei settori produttivi come edilizia e auomotive, che in condizioni normali assorbono i materiali riciclati. Anche il crollo dei prezzi di alcune materie prime vergini le ha rese molto più convenienti. In più, fa sapere il Sole 24 ore, c’è stato un rallentamento e a volte il taglio degli investimenti programmati nel settore, un trend che dovrebbe continuare anche nel futuro. 

Paolo Barberi, presidente di Fisi Unicircular dichiara al Sole 24 ore che: “È necessaria la rapida definizione dei decreti nazionali per le diverse filiere end of waste e la semplificazione delle procedure di controllo sulle autorizzazioni. L’emergenza ha evidenziato alcune carenze di dotazione impiantistica e la necessità, per alcune tipologie di rifiuti come le plastiche miste e alcune rifiuti elettronici, di nuove tecnologie di riciclo. Il sistema italiano del riciclo può affrontare i nuovi e più ambiziosi target europei per l’economia circolare purché si facciano ulteriori sforzi per migliorare la qualità delle raccolte, venga promosso l’uso dei prodotti circolari e siano recuperati i ritardi e le carenze in alcune zone del paese”. Si dovrà inoltre, fa sapere il Sole 24 ore, intervenire per spingere la domanda dei materiali ottenuti con il riciclo rafforzando il ricorso a prodotti e beni riciclati negli acquisti pubblici verdi e introducendo l’obbligo, per determinate opere, di un contenuto minimo di riciclato. Scelte che anticipano le azioni previste dal nuovo Piano europeo sull’economia circolare.

Un altro tema a cui guardare con attenzione: i costi di acquisto dei beni circolari. Spesso non vengono presi in considerazione i reali vantaggi e i relativi costi ambientali. Una soluzione potrebbe essere un contributo ambientale o manovrando le leve della fiscalità per spingere l’impiego dei prodotti circolari. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, afferma al Sole 24 ore: “Per sviluppare l’economia circolare, favorire l’innovazione e nuovi investimenti sarebbe molto utile ridurre i tempi troppo lunghi per le autorizzazioni di attività di riciclo di rifiuti che generano prodotti end of waste. Queste attività autorizzative sono affidate alle regioni e oggi sottoposte ad un doppio regime di controllo a campione, non previsto dalle direttive europee e non richiesto in nessun altro paese europeo”. 

affaritaliani.it

Scritto da Ernesto Martin