Gennaio 11, 2017 News Nessun commento

Forse sarà capitato anche a voi, magari per caso, di vedere il film documentario The True Cost, scritto e diretto negli USA, un’inchiesta che cerca di mostrare il mondo produttivo dietro alla fast fashion, tentando di condurre ad una riflessione etica, sociale ma anche e soprattutto ambientale. La maggior parte dei tessuti utilizzati per la creazione di questi capi, non sono assolutamente biodegradabili e per questo rimarranno accumulati nelle discariche per un periodo di tempo indeterminabile, solo stimabile attorno ai duecento anni, oltre che impattare l’ambiente con l’immersione di gas nocivi nell’aria.

Lucy Siegle, produttore esecutivo di The True Cost, ha infatti affermato che pur sapendo quanto la nostra società stia esaurendo gran parte delle nostre risorse naturali e pur conoscendo l’imminente necessità di rendere il mondo un luogo migliore dove vivere, soprattutto dimostrando maggior consapevolezza attraverso reciclo e raccolta differenziata, i consumatori continuano a sostenere la fast fashion ed assumere uno stile di vita sempre più irrispettoso dell’ambiente circostante. Con queste parole la Siegle ha cercato di far capire lo spirito del documentario: Ci avviciniamo sempre di più al declino della nostra specie e metaforicamente gettiamo nel cestino anche gli ultimi residui di natura incontaminata e non curandocene sembriamo decisi a continuare a produrre sempre più materiali usa e getta. Non ha senso. La moda non deve mai e poi mai essere pensata come un prodotto usa e getta”.

In “the true cost” viene quindi posto l’accento sul contemporaneo estremo consumismo che spinge ad acquistare molte cose di cui in realtà non si ha necessità (motivo per cui poi viene buttato aumentando l’inquinamento non curanti inoltre della povertà che ne deriva). Un film che non può essere visto a cuor leggero, ma soprattutto un’occasione di smuovere le menti delle masse verso un utilizzo più consapevole e motivato degli acquisti e del successivo smaltimento di ciò che non serve più.

Scritto da Laura Sgobbi