Tra le varie tipologie di rifiuti di cui è bene avere consapevolezze, ci sono quelli tecnologici. Ad esempio le PILE, gli elettrodomestici, i telefoni cellulari (smartphone, tablet, ecc) e tutti gli apparecchi elettronici che riempiono le nostre case e a volte la nostra vita. Tanto per dire tra qualche anno ci sarà una nuova assegnazione delle frequenze televisive, se ne parla ancora poco e non tutti sanno di cosa si tratta (il passaggio avverrà entro il 30 giugno 2020). In buona sostanza i televisori dovranno essere adatti a delle nuove frequenze: chi acquista un televisore in questi mesi lo faccia con lungimiranza, chi già lo possiede dovrà sostituirlo a collegarlo ad decoder (come all’inizio del digitale, si!)

E come per magia, migliaia di televisori si trasformeranno da compagni di vita quotidiana in rifiuti da smaltire. Sarà importantissimo fare la raccolta differenziata dei rifiuti. E sarà altrettanto importante smaltirli come si deve.

Vi voglio dare qualche dato sui rifiuti tecnologici in Italia, oggi vado a pescare i dati di Cobat:

COBAT è un consorzio di diritto privato, senza scopo di lucro, in linea con le disposizioni di legge. Dal 1988, anno della sua istituzione, ha saputo affermarsi come protagonista della Green Economy Italiana contribuendo alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Il Consorzio è un sistema multi-filiera che, in possesso delle certificazioni in materia di qualità e ambiente (WEEELABEX, ISO 9001, ISO 14001 ed EMAS), offre servizi integrati e personalizzati garantendo i migliori standard di efficacia ed efficienza per la raccolta, il trattamento e il riciclo di:

  • pile e accumulatori esausti
  • rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), inclusi i moduli fotovoltaici giunti a fine vita

Cobat provvede, inoltre, alla gestione indiretta degli pneumatici fuori uso.

Nel sito di questo ente ho trovato dei dati interessati raccolti nel Rapporto COBAT 2015.

Oltre 146 milioni di chili di rifiuti tecnologici raccolti solo nel 2015. Una montagna di smartphone, tablet, elettrodomestici e batterie che, vittime dell’usura o dell’incessante innovazione tecnologica, sono stati gettati e successivamente trasformati in nuove materie prime.

I DATI

• Pile e batterie
[…], con il 53% dell’immesso al consumo nel settore degli accumulatori industriali e per veicoli (più di 126 milioni di kg) e il 29% in quello delle pile e degli accumulatori portatili (1 milione 150 mila kg). […]

RAEE – Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
Nel 2015, i 1.176 punti di raccolta in tutta Italia, cresciuti del 34% rispetto al 2014, hanno generato una raccolta di circa 19 milioni di kg di RAEE (+151% sull’anno precedente). Gli incrementi più significativi si sono avuti nei Raggruppamenti R2 (grandi bianchi) e R4 (piccoli elettrodomestici). Il maggiore quantitativo raccolto appartiene al Raggruppamento R3 (TV e monitor) con più di 11 milioni e mezzo di kg. Cobat ha raccolto circa 56 mila kg di moduli fotovoltaici giunti a fine vita. […].

• PFU-Pneumatici Fuori Uso
[…]. Il quantitativo gestito dal Consorzio nel 2015 ha superato i 600 mila kg, con un incremento di quasi 90 volte rispetto al 2014. […].

Come si legge da questo rapporto, le quantità non sono da sottovalutare. Si capisce bene che fare la raccolta differenziata è importante.

Finché si tratta della TV vecchia o del PC obsoleto o della lavatrice è facile ricordarsi di portarli presso le discariche (ma ahimè sappiamo che esistono ancora tante persone poco sensibili che gettano questi rifiuti dove capita) ma quando si tratta di piccoli apparecchi? Ad esempio i telefonini vecchi, o i piccoli giocattoli a batterie e in genere gli articoli a basso costo che si regalano a Natale. In questi casi la sensibilità dei cittadini diventa il vero fattore determinante.

Un dato ha colto la mia attenzione, viene raccolto (da Cobat) solo il 29% dell’immesso al consumo per quanto riguarda le pile. E il resto? Probabilmente, quando va bene, il resto viene gettato nel rifiuto indifferenziato. Ma quando va male viene gettato dove capita. Quanto spesso ci capita di avere delle pile da smaltire? Chi ha figli piccoli o li ha avuti negli ultimi 20-30 anni sa che i giocattoli che funzionano grazie a delle pile sono tanti e mangiano batterie a iosa. Paradossalmente, quando in casa produciamo tante pile esauste credo che sia più facile raccoglierle tutte assieme e ogni tanto gettarle nei raccoglitori che si trovano in giro per le città. Il problema, questo è un mio parere, è quando ne produciamo poche.

Mi sono misurato più volte con questo scenario:

  1. cambio le pile al telecomando (forse mi capita ogni 2-3 anni)
  2. dove butto ‘ste 2 pile AAA? OK, le metto in questo cassetto, quando esco le prendo e le butto nel bidoncino che c’è fuori dal supermercato
  3. uffa, ancora qua ‘ste 2 pile? Me ne ero proprio dimenticato, cavoli sono passati 4 mesi e vedo uscire del liquido strano dalla pila. Ok, domani le butto
  4. si è scaricata la pila della sveglia sul comodino (forse ogni 3 anni), ora la cambio, fatto! Dov’è che avevo messo quelle 2 pile del telecomando? Boh. Intanto questa la metto qua, così quando esco la butto…..
  5. (dopo 5 mesi…..) Ma guarda un po’ dove erano finite le pile del telecomando, quella della sveglia l’ho nascosta in un altro cassetto perché c’era gente l’altra sera. Va beh dai…. per stavolta le butto nell’indifferenziato ma la prossima volta giuro che le raccolgo per bene.

Ecco come si creano tanti rifiuti non differenziati come si dovrebbe.

E allora, esiste una soluzione? Secondo me è bene dotarsi di una scatola o di un contenitore in genere, da tenere vicino agli altri contenitori della plastica, vetro carta ecc. Allora sarà più facile tenere sott’occhio la raccolta differenziata dei rifiuti in casa nostra. Anche per quelli di minor frequente produzione (ma forse più pericolosi) come le pile, i RAEE, o i farmaci scaduti. Così faremo la nostra parte nel riciclo dei materiali.

Scritto da Ernesto Martin