Maggio 9, 2018 News Nessun commento

Allevamento e agricoltura hanno impoverito il pianeta a livelli estremi, mettendo a rischio il benessere di oltre tre miliardi di persone. Territori interi si sono trasformati in deserti, inquinati, disboscati o hanno fatto spazio a produzione agricola, diventando anche la causa principale dell’estinzione di molte specie.
Andando avanti di questo passo il 95% del suolo potrebbe essere degradato entro il 2050.  “La degradazione del suolo, la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici sono tre facce diverse di un’unica sfida cruciale: l’impatto crescente delle nostre scelte sulla salute del nostro ambiente naturale”, commenta Sir Robert Watson, presidente dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), che ha prodotto il rapporto diffuso lunedì a Medellin, in Colombia.

Per valutare il degrado del suolo ci sono voluti tre anni e oltre 100 tra i maggiori esperti del tema, provenienti da 45 paesi diversi. Cause principali del degrado del suolo la rapida espansione e la gestione insostenibile dei terreni coltivati e dei pascoli, responsabili di un’importante perdita di biodiversità che compromettono anche la purificazione dell’acqua, la disponibilità di energia e altri servizi ecosistemici fondamentali per gli esseri umani. Ma veri e propri motivi del degrado del suolo, afferma il rapporto, sono gli stili di vita ad alto consumo delle economie maggiormente sviluppate, combinati con i consumi in crescita delle economie in via di sviluppo ed emergenti.
“Ne siamo a conoscenza da 20 anni, ma la situazione non fa che peggiorare”, commenta Luca Montanarella, scienziato italiano esperto di suolo e co-coordinatore dello studio. Di rado i governi considerano il degrado di suolo una questione urgente, nonostante siano molti i firmatari di un accordo internazionale, formulato per arrivare a una situazione di neutralità entro il 2030. “Dobbiamo trovare un equilibrio stabile tra il nostro stile di vita e i nostri impatti sulla natura”, ha detto Montanarella durante un’intervista a Medellin.

E’ necessario ripristinare i territori degradati per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, stabilito dagli scienziati del clima per evitare le conseguenze più devastanti. La sola deforestazione rappresenta oggi il 10% di tutte le emissioni di origine antropica. Per le regioni in via di sviluppo, come alcune parti di Asia e Africa, restare immobili di fronte al degrado del suolo avrà costi almeno tre volte più elevati rispetto al prendere provvedimenti.
Esistono molti approcci validati per invertire tendenze simili, compresi pianificazione urbana, rimboschimento con specie native, sviluppo di infrastrutture verdi, bonifica di suoli contaminati e sigillati (ad esempio sotto l’asfalto), trattamento delle acque reflue e ripristino degli alvei dei fiumi. Il suolo va gestito a livello di paesaggio, dove le necessità di agricoltura, industria e aree urbane possono essere coniugate in modo olistico, dice Sholes.

 

Fonte: https://bit.ly/2KNqjpP

Scritto da Laura Sgobbi