Avete presente la pubblicità dei giocatori di pallanuoto che se la prendono con un furbetto che sta per smaltire l’olio motore della sua auto in un tombino? Quella pubblicità è stata fatta da COOU, il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. Sarà così importante raccogliere l’olio usato? Che tipi di olio usato produciamo noi privati cittadini? Quella pubblicità a chi si rivolge?

Iniziamo dal COOU, presentano così l’insieme del loro operato:

Raccolta, analisi, rigenerazione. Quella del “Sistema Consorzio” è una filiera corta, che ha portato l’Italia ai massimi livelli di avanguardia europei e internazionali nel campo della raccolta e del riciclo di un rifiuto altamente pericoloso.

Una eccellenza italiana.

Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) è il primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta differenziata: nato con Decreto del Presidente della Repubblica 691 del 1982, in ottemperanza alla direttiva comunitaria 75/439……..

Al momento sono disponibili i dati del 2014:

Nel 2014 il Consorzio ha raccolto 167mila tonnellate – un dato in aumento dello 0,4% rispetto al 2013 e vicino al 100% del potenziale raccoglibile – il 91% delle quali sono stati avviate alla rigenerazione, da cui sono state ricavate 111 mila tonnellate di basi rigenerate, 56 mila tonnellate di nuovi prodotti recuperati in altre filiere (come i bitumi), 16mila tonnellate recuperate come combustibile in impianti per la produzione di cemento e solo 200 tonnellate inviate a smaltimento per termodistruzione. Grazie alla rigenerazione, inoltre, il Paese ha potuto risparmiare 90 milioni di euro sulle importazioni di greggio dall’estero. Un lavoro che ha contribuito a ridurre in misura significativa non solo il potenziale inquinamento, ma anche le emissioni di CO2 e i consumi di acqua, materia e suolo, dando vita a un bilancio ambientale netto positivo misurato attraverso quattro parametri: oltre 58 mila tonnellate di emissioni di CO2 equivalente evitate (Carbon footprint), 545 mila metri cubi d acqua risparmiati (Water footprint), 248 mila tonnellate di risorse naturali, fossili e minerali, non consumate (Material footprint) e 679 ettari di territorio risparmiati (Land footprint).

Spesso ci lamentiamo del nostro Paese, e ne abbiamo tutte le ragioni! Ma in casi come questo bisogna dare onore al merito delle persone e delle aziende che compongono questo consorzio.

Dai dati riportati si capisce che si parla di oli industriali, e ci sono anche quelli che arrivano dalla manutenzione delle automobili. Quindi il cambio olio.

Qui il privato cittadino può già fare qualcosa. Cosa? Se per passione o per necessità provvediamo autonomamente al cambio dell’olio, ricordiamoci di conferire l’olio presso i centri autorizzati (le discariche sono solitamente attrezzate anche per questo, oppure andiamo a portarlo in una qualche officina). Se invece portiamo l’auto dal meccanico, assicuriamoci che l’officina sia in regola. Anche se non parliamo di carta, plastica o vetro si tratta sempre di raccolta differenziata dei rifiuti.

Mi viene spontanea una riflessione, spesso si trova proprio l’olio motore in offerta presso ipermercati. Se spendiamo meno nell’acquisto e poi smaltiamo l’olio usato dove capita siamo prorpio sicuri di aver risparmiato alla fine?

Ma esiste solo l’olio motore per noi privati cittadini?

Occhio:

In Italia vengono, ogni anno, immessi al consumo ( direttamente come olio alimentare o perché presente in altri alimenti) 1.400.000.000 di chili (1.400.000 ton)  di olio vegetale per un consumo medio pro capite di circa 25 Kg. annui  (fonte Ministero della Sanità). Di questa quantità si stima un residuo non utilizzato pari a circa il 20%. Ci troviamo quindi di fronte ad oltre 280 milioni di chili (280 mila ton.) di olio vegetale usato, circa 5 Kg. a testa, che ogni anno “restituiamo” all’ambiente, in gran parte sotto forma di residuo di fritture e quindi “ricco” di sostanze inquinanti.

www.ecorec.it

Leggiamo cosa dicono i dati:

70 milioni di litri di olio usato prodotti dalla ristorazione,
5 milioni di litri smaltiti attraverso le aziende consorziate,
5 milioni di litri smaltiti attraverso altre aziende autorizzate,
quindi ci sono circa 60 milioni di litri  o che non vengono smaltiti o che se lo sono non si conosce per buona parte percorso e destinazione. Il sospetto forte è che , in assenza di un monitoraggio ed di un controllo sistematico, molto di quest’olio usato possa essere illecitamente avviato verso un riutilizzo nel settore alimentare.

Ah, però. Ecco che qui possiamo fare ancora qualcosa. E forse lo possiamo fare più spesso di quanto pensiamo. L’olio di frittura o di cottura che usiamo a casa dove va a finire? Magari con leggerezza lo buttiamo nello scarico (tanto è olio naturale….). Invece dovremmo sensibilizzarci tutti e fare la raccolta differenziata dei rifiuti anche qui.

Si, e poi che fine fa? Ecco:

Come molti altri residui anche l’olio vegetale usato può rappresentare, se raccolto in modo differenziato dagli altri rifiuti, oltre  che vantaggi di carattere ambientale anche una fonte di risparmio energetico perché è possibile dopo corretti processi di rigenerazione, un suo riutilizzo industriale.
L’olio vegetale usato, raccolto da aziende raccoglitrici autorizzate in contenitori adatti allo stoccaggio e al trasporto viene avviato alle aziende di rigenerazione.
Qui si procede alla fase di grigliatura per separare le parti solide, in seguito stoccate e poi trattate.  Successivamente il processo di rigenerazione continua portando il residuo ad una temperatura di circa 70 gradi e convogliandolo in speciali “ agitatori a serpentina” o “centrifughe”, separato dall’acqua e da altre sostanze presenti e quindi raffreddato. Le acque così ottenute a loro volta vengono depurate.
Quindi vengono aggiunti degli additivi e sono filtrate le sostanze carboniose.
Il materiale ottenuto viene sottoposto a trattamento termico per togliere gli acidi volatili, presenti in percentuali minime, ma responsabili dei cattivi odori dei prodotti trattati.
Il derivato di questa lavorazione, in relazione al grado di purezza e trasparenza raggiunto, può essere variamente riutilizzato, ad esempio, come base (fino al 20-30%) per olio lubrificante minerale, o avviato alla produzione di emulsionanti per asfalti e bitumi stradali.
Da un chilo di olio vegetale usato si ricavano 0,8 chili di base lubrificante rigenerata: un risparmio energetico non trascurabile se si pensa che l’alternativa al prodotto rigenerato sarebbe costituita da olio minerale sintetico derivante da prodotti petroliferi.
Il 20% di residuo che deriva dalla rigenerazione viene utilizzato in impianti adatti a farne usi industriali come ad esempio la produzione di mastici, distaccanti per casseforme di cemento, inchiostri da stampa e saponi industriali, inoltre attraverso controlli adeguati e sofisticati cicli di rigenerazione, può essere anche riutilizzato nella mangimistica animale.
Negli ultimi anni in Italia quasi l’80% del prodotto rigenerato dall’olio vegetale usato è stato riutilizzato in mangimistica animale fino a maggio di quest’anno quando è scoppiato lo scandalo dei polli alla diossina in Belgio.

Perché non dotarsi di un sistema di raccolta in casa? Magari usando delle bottiglie vuote o dei barattoli, o proprio la bottiglia dell’olio una volta che è vuota. Poi andremo nei centri di raccolta comunali (discariche, CARD, centri vari) e conferiremo lì il nostro olio usato.

Un ringraziamento alla ECO-REC di Livorno, che si occupa del trattamento degli oli alimentari, ne promuove il riciclaggio e chiede a gran forza un consorzio obbligatorio.

Scritto da Ernesto Martin